Il lunngo, incredibile "viaggio" attraverso l'Europa d'un monoposto lituano Lak 12

"

L’ ALIANTE

Venuto dal fredo

 

Dallo stabilimento di Pociunai, a ovest

 

della capitale della Lituania Vilnius,

 

all'aeroporto di Gorizia, al traino di una

 

station wagon. Cosi l'Aero Club Giuliano

 

ha "importato" il suo nuovo "open class".

 

testo e foto di Marina Cerne

 

 

Ha spiccato il suo primo volo nel "Sud" in una tiepida giornata d'autunno, sopra i verdi prati dell'aeroporto di Merna, in Gorizia, un esemplare dell'aliante lituano "open class" LAK 12 Lietuva, " monoplano a sbalzo in vetroresina ad ala media a elevato allungamento, progettato per la formazione di piloti sportivi di prima classe e per la partecipazione a campionati nazionali e internazionali", comme recita la documentazione. Per gli ingegneri e i tecnici convenuti, era un semplice collaudo. Per gli aliantisti, gli ammiratori e poeti del volo e i piloti delle varie specialita, uno spettacolo di eleganza col suo volteggiare nel cielo chiaro, quasi a scrollarsi di dosso il ghiaccio della lontana origine.

Sono stata testimone innocente dell'avvenntura che ha "trascinato" fino a noi questo splendido oggetto di desiderio, la cui "importazione" dal freddo Paese baltico mi torna alla memoria con un sottofondo di sorriso.

Febbraio '99. Rientravo dall'India con le spalle in fiamme ma il volto sorridente e decentemente abbronzato, come si convienne dopo un viaggio ai tropici. L'atmosfera e coordiale all' Aero Club di Merna, attorno a un buon piatto di pastasciutta che rinvigorisce, tra gli altri, gli allievi dei Corsi di Volo a vela "Gabbiano", "Sparviero" e via di seguitoo. "Ma allora, l'inglese, lo conosci bene"."Insomma, forse mmìeglio il tedesco...". "Fa lo stessoo, tanto a noi servirebbe il lituano, che nessuno conosce...". E cosi che mi imbarco come "interprete" per andare a ritirare un aliante al Pociunai, frazione di Prienai, provincia di Kaunas. Cento chilometri a Nord dalla frontiera coon la Polonia. Le previsioni meteo danno l'Europa affetta da bassa pressione, la televisione mostra Paesi '"stretti in una morsa di ghiaccio" e strade bloccate dalle bufere. I fax provenienti dal Nord segnalano poi manifestazioni di agricoltori e,

conseguenti blocchi sulle strade polacche.

 

Sconsigliati i viaggi in macchinma, anche se

 

munita di catene. Ma Sergio Dose nostro

,

istruttore di Volo a vela, promotore dell'inizitiva, e persoma decisa e - decisamente - con il vento im poppa. E la tentazione dell'avventura prevale.

In viaggio verso il Nord. Bagaglio minimo, giubbotti presi a prestito, scarponi foderati, sette paia di calze e di mutande antisdrucciolo, un litro di grappa e uno di latte, due lampade fluorescenti e tre candele, attrezzi vari, catene, telefonini, mappe, guide, carte stradali e tanta fantasia. Partenza a mezzanotte. Cosi "intelligentemente" pensiamo di viaggiare col buio sulle autostrade conosciute e sgombere di Italia e Austria per affrontare, quando fara giorno, quelle sconosciute e innevate di Slovacchia e Polonia.

Infatti: pioggia, nebbia, vento e turbini di neve ci accompagnano da Tarvisio a Vienna, mentre un pallido sole illumina la rotta - totalmente sgombera - da Brno a Varsavia, via Olomuc, Katovice e Czestochova. Che la Madonna Nera facesse miracoli era noto, ma loo scetticismo dei miei piloti ne contesta l'efficacia: a partire da Varsavia, la polizia stradale, ben istruita come ai tempi delle dittature e in piu munita di efficaci telefonini, perseguita all'uscita di ogni villaggio la nostra valorosa station-wagon targata GO e le infligge multe in Zloti, Marchi, Dollari e, se foosse pur possibile, in Euro. Per eccesso di velocita: andavamo al cinquanta all'ora.

Addio al "record di lunga durata" Costretti ad arrendeci al ghiaccio nootturno (e alla mancanza di segnaletica), il primo Motel sara nostro. La citta si chiama Augustov. E a pochi chilometri dal confine con la Lituania, non lontano dalla nostra meta.

Il mattino si apre su un mondo tutto nuovo, vergine della neve caduta nella notte. La strada e una sola e non sussistono dubbi per il navigatore. Non ce piu il problema se scegliere la direzione per Wroclaw (che sulle carte e segnata Breslavia), ovvero per Olstztvn (detta anche Affenstein), oppure Szczytn - qualche difficolta nella lettura sopratutto se la carta segna Ortelsburg, per non parlare di Kalipeda, detta anche Memel. Tra le stazioni di polizia e dogana sulla frontiera polacco-lituana, tra Szypliszki e Kalvarija, un corridoio-rettifilo di un paio di chilometri stretto tra barriere di reti metalliche evoca tempi di ferro (nell'inconscio dell'immaginazione sembra di sentir fischiare la pallottola che non poteva fallire. Quanti se ne saranno andati cosi, senza possibilita di scampo, quando questa era una delle "porte" della cortina?).

Accantoniamo pensieri molesti affrontando colline e immacolate foreste lituane pesanti di neve. L'aria e leggera ed e giorno di festa: l'indipendenza del Paese colora di bandiere giallo-verdi le porte delle case. E anche la festa della fine dell'innverno, e i giovani con maschere e berretti multicolori vanno da villaggio a villaggio su slitte trainate da cavalli. Cerco di scattare qualche foto. Incredibilmente - perche fermarsi e proibito dalla ferrea legge di viaggio imposta dal nostro leader - riusciranno bene.

La fabbrica degli alianti e chiusa e immersa nella neve. Sul campo antistante una serie di Antonov colorati, coperti an ch'essi di neve appena caduta. Sembrano monumenti in un paesaggio dimenticato: sapranno ancora volare?

Il nostro LAK 12 giace smontato su cavalletti. Ogni sua parte e visibile all'occhio attento del nostro istruttore, che ne controlla i minimi dettagli. Il freddo e glaciale e numerosi "punti di lavoro" sono isolati da teli di plastica entro i quali si creano nicchie di tepore. Il pilota collaudatore (stazza imponente, statura immensa e didietro considerevole) si infila con destrezza nell'abitacolo minimo dell'apparecchio dimostrandone la funzionalita e la docilita dei comandi.

Fuori, nevica. La nostra macchina e quasi sepolta. Dovremmo ripartire, ma il carrello per il trasporto al traino del nostro aliante e ancora in lavorazione, e ci novorranno alcuni giorni. Nostante la buona volonta, il ritmo di lavoro e ancora assai "sovietico". Tra il montaggio d'un pezzo e l'altro passano tranquillamente le ore: la pausa per il caffe, quella per la colazione in mensa (ottime le minestre col cavolo rosso e il latte acido), l'intervallo tecnico dovuto alla mancanza d'un colleganento o all'assenza di una data persona. Fiorite bestemmie friulano-goriziane non servono ad accelerare i ritni. La privatizzazione della fabbrica ha portato hmutamenti di sostanza e non c'e piu la certezza delle commesse e dei riforninenti provenienti da Moseca. I1 mercato le sue leggi con conseguenze, per ora, negatve. Ma impiegati e operai non sembrano esserne molto consapevoli o preoccupati. Il loro rimane il lento ritmo di sempre, forse anche giustificato dall'orgoglio di una produzione un tempo sulla cresta dell'onda.

Pausa turistica. Mentre in fabbrica, si lavora vediamo di ingannare l’attesa. Kaunas e una citta bellissima, alla confluenza di due fiumi: il Naumas e il Neris. Ha chiese gotiche, casette scandinave, strade anseatiche e un tempio dedicatoal dio "Pekunas". Per me e tutta latina, mai la storia lo smentisce: dicono che i romani fin qui non somo arrivati. Io penso che non siavero, e faro le mie ricerche (o forse una mia lontana origine litauno-russo-polacca mi fa vedere tutto familiare…)

Procedura di rientro.Finalmente sembra che le tecnologie avanzate siano riuscite a mettere la ruote sotto il carrello che dovra trasportare il nostro LAK l 2 Lietuva (che in lituano significa, semplicemente, Lithuania) contenendo fusoliera, impennaggi e semiali Dubito. Vengo smentita. Due buchi suplementari consentiranno l'ingresso delle semiali, la cui lunghezza complessiva e di 24,42 metri (dodici ciascuna? Coni dice il manuale: ma come faranno a entrare in un carrello lungo dieci?). Miracoli della tecnica.

Il sole splende sul venerdi in cui tutto sembra essere pronto par la partenmza; 1e folto con tanti volti finalmente sorridenti lo testimoniamo. Mancano solo l'assicurazione, 1e carte per la doganma, le attestazionmi di fabbricazione, i certifcaiti di proprieta, i documenti per il traisporto, ecc. ecc. Tra Pociunmai/Lituania e Gorizia/Italia ci sono:

1 ) frontiera lituano-polacca (ex-cortinai di ferro: la mentalita dei doganieri e poliziotti e sempre la stessa, anche se fanciulle-spedizioniere piene di grazia tentano di mitigare l'impazienza dei conducenti di TIR in attesa);

2) frontiera polacco-slovacca (o, ceco nlovacca, ancora non sono riuscita a morizzare;

3) frontiera cecoslovscca-austriacca nunstl (fnalmente entri in Europa e conosci la linunga: cosi-erroneamente-credi: vedi paragrafo seguente);

 

Nonostante il buona volonta, il ritmo di lavoro nella fabbrica lituana e ancora di tipo "sovietico"

 

4 ) frontiera austriaco-slovena (splendido il Caravanken-tunnel''), e infine

5) frontiera sloveno-italiana (e poi si va finalmente a dormire). Ma per ognuno di questi passaggi c'e:

 

A) un posto di usocita, presidiato da:

l ) polizia: controllo dei passaporti - foto non foto: e proprio Lei?

2) dogana: controllo delle carte della m macchina, del carrello a essa attaccato, del suo contenuto

 

B ) Un posto di Entrata, presidiato da:

a) polizia, idem;

b) dogana, idem, ma ancora peggio: ''No, per carita non aprite il carrello: ci sono i piombi della prima dogana.''

E ogni volta, cambiano:

a) lingua: lituano/polacco/ slovacco/tedesco/sloveno/no russo/no inglese;

b) moneta: a parte quelle del luogo, che non bastano mai (e poi le banche, quando servirebbe, sono sempre chiuse), il dollaro non vale (il marco invece si);

c) baracchini e sportelli, dove si debbono esibire documenti e ''papiri" e foglietti misteriosi di transito muniti di ''Stempel" senza i quali devi far marcia indietro (anzi no, in versiorne di marcia, col carrello al seguito, che slitta sulla neve) e ricominciare daccapo;

d) segnalazioni stradali indicanti dove debbono passare:

I)                 i TIR (che Dio tenga in gloria i camionisti per i consigli che ti possono dare);

II)              le macchine e i bus (sarà il caso di infilarsi?);

III)          i "diplomatici" e i VIP (non e per noi. Ma erano paesi "socialisti''quelli?)

 

Moltiplicando i posti di frontiera per le pratiche burocratiche richieste si ottinene il quadrato della possibilita di pazienza sopportabile.

Attraversando l'Europa. La sera trascorre sulla prima frontiera: la lituano-polacca.

La deliziosa incompetenza della fanciullaspeddizioniere non riesce al distrarre i viaggiatori durante le tre-quattro ore rese necessarie - grazie anche a una panne dei computer - per attraversare qunesta prima barriera. Certo: non molti anni fa, nessuno avrebbe osato nemmeno avvicinarsi a questo sperduito e ferrato fronte tra URSS e ''paesi satelliti". Qunindi, per me, tutto OK.

Mezzanotte, a Varsavia: una neve fitta cade e imbianca e cancella ogni traccia di strada. Comunque tra strada reale e strada "virtuale" (su carta Michelin) non c'e relazione comprensibile. Ergo, siamo perduti. Scendiamo dalla vettura una, due, tre volte, per chiedcre il modo di uscire dalla citta. Due semafori a destra, uno a sinistra, siamo ancora nel mezzo di uno stupendo nulla.   Stupendo, per me, nel triplice giro della citta mai vista: tutta bianca e illuminata lungo la Vistola e i ponti e i castelli e le mura sulle alture. Meno piacevole, forse, per il nostro pilota, che trascina docilmente al traino il suo aereo sul carrello lungo dieci metri, sempre pronto a slittarci adddosso, oppure a scarrocciare fuori strada (cosi ci avevano avvisato gli esperti: ma io, in fondo, non ci credetti mai, e ho avuto ragione: alla guida del convoglio avevamo un discendente di Mose, al cui passaggio si ritiravano le acque... o si scioglievano le nevi).

Le avventure alle frontiere? Esiliranti e inenarrabili. Cittadini con passaporto italiano trasportavano un aereo ( ma dov'e il motore? Ah, non c'è motore!) di origine lituana, con certificati della dogana polacca, provenendo dalla Slovacchia, attraverso l' Austria diretto in Slovenia. Cosa c'e sotto?

"Comunque, la prossima volta, ricordatevi che la dogana chiude alle sette di sera. E poi riapre il lunedi". Pieta, doganieri austriaci della frontiera di Minkula (non potevate trovare un nome più adatto!). Sfoderando il mio migliore tedesco, la promessa che "non ci sara una prossima volta", l'interesse del Volo a vela nelle relazioni internazionali a l'nvito a "venire a volare nel nostro bellissimo aero club", riusciamo ad attraversare indenni anche l'Austria e sfrecciare per Vienna (con un pregevole exploit dell'Arrigo Camerotto - campione con medaglia d'argento - che ha voluto cosi riabilitarsi dalle lunghe dormite sul sedile posteriore) nonostante il traino "fuori misura" per la dogana, ma ''entro le norme" per l'Europa.

Ora il LAK 12 dorme finalmente tranquillo appeso all'hangar, pronto a volare nei cieli delle Alpi Giulie portando il suo messaggio di amicizia coraggio e fede nell'uomo al di la delle frontiere. Che dall'alto sono invisibili. Parola di pilota.

 

""Where Gliders are Born". Queste parole campeggiano in u na delle pagine del sito Web delle Sportine Aviacija (www.lak-12.org/concact.htm), l'industria lituana costruttrice dell'aliante di cui si parla in questo articolo. Forse sono un po' troppo pretenziose, ma resta il fatto che il Paese baltico vanta tradizioni volovelistiche di tutto rispetto, e ha rappresentato per decenni l'unico punto di riferimento per questo sport nell'Unione Sovietica. E qui che l'URSS ha prodotto i suoi primi alianti in vetroresina, quando nel 1969 la allora Litovskaya Aviatsonnaya Konstruktsiya (LAK) avvio lo sviluppo del suo BK 7 Lietuva, poi evoluto nell'attuale LAK 12.

 

 

Moltiplicando i posti difrontiera per le pratiche burocratiche si ottiene il quadrato della pazienza sopportabile